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Basket | Giovanili

"Basket, come si diventa autonomi ?" di Ettore Zuccheri

Di Ettore Zuccheri 29/06/2020


"Basket, come si diventa autonomi ?" di Ettore Zuccheri

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"Basket, come si diventa autonomi ?" di Ettore Zuccheri

 

Camminando molto e dopo un lungo viaggio. Da iniziare a percorrerlo presto, quando si è disponibili. Sicuramente a 12 anni, poi chissa...qualcuno "sometimes" è pronto a dare l'assenso.

Si può tracciare un percorso da seguire per raggiungere l'autonomia? E' come il cammino per Compostela. Alla fine si raggiunge la consapevolezza di una esperienza della vita e si è felici.

"Autonomia" vuol dire felicità di conoscere? Viene attraverso l'esperienza diretta , con prove ed errori, facendo molti errori, utili e condivisi dall'istruttore per mantener le acqua tranquille. Va da sè che la "dipendenza" è un   nemico che abita subito al di là del fiume.

"Giocatore , allenatore dipendente, tristo che puzza!", più chiaro di così non si può. Ricordiamolo.

Il giocatore non può essere un dipendente, funzionario che si esprime col compitino teleguidato   dall'allenatore. Non si può. L'allenatore sempre più autonomo a discapito della vera capacità del giocatore di gestire il gioco? Non si può.

Chi gioca deve sapere come organizzarlo, perchè saprebbe gestire   ogni risvolto dello sport di situazioni , avendo anche idee personali per farlo. Solo chi lo fa abitualmente ci riesce.

Cominciamo subito ad offrire la "mappa del perscorso" perchè girando per N.York oppure per Tokio non si può essere tenuti per mano mentre si cammina. Cosa bisogna avere in tasca per farlo? Una mappa facilitata , adatta a tutte le capacità di lettura perchè gli ostacoli   vanno riconosciuti e letti, a volte con difficoltà perchè ci sono molte trappole nel terreno di gioco.

Non cadere nel tranello si può, riconoscendole , ma solo con la conoscenza profonda del gioco, aiutato dalla "mappa".

Come detto, bisogna però cominciare subito, dopo il mimibasket, con gli Under.13 Siamo pronti? Cominciamo con la conoscenza   del gioco che si apprende organizzando tutte le sue situazioni. Difficile? Ognuno coi propri mezzi intraprende il viaggio, siamo sicuri che a Compostela arriveranno tutti.

Ognuno alla sua velocità   e per farlo giochiamo 5c5 , "Potenti" contro "Veloci"   perchè tutti sono chiamati ad organizzare il gioco che non può essere fatto di palleggi (limitazione), bensi di passaggi e movimento.

Curando il dettaglio di "Passaggio-Ricezione", movimenti senza la palla, "Tiro-Rimbalzo". Il gioco 5c5 comincia spesso dalla rimessa della palla in campo, una situazione che permette   di far fare a tutti una esperienza organizzativa facile , realizzata col passaggio e il minimo dei palleggi.

Come detto, situazione oganizzativa facile da fare , ma la rendiamo difficile da difendere perchè non regaliamo nulla agli avversari, volendo sempre fare di tutto per vincere, riconoscendo che il gioco non è solo offensivo.

Quello difensivo propone   il pressing tutto campo senza curare la tecnica, ma col   "desiderio" di giocare sempre sulla "linea di passaggio",   per un identità che strappiamo dalla considerazione degli altri. 

Vogliamo insegnare a combattere, vogliamo che i nostri ragazzi siano definiti come i "Combattenti della luce". Solo cuore, solo "luce", senza curare la tecnica."

 

Ettore Zuccheri



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