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Basket | Professionisti | Serie A

Basket - costruire una squadra professionista

Di Ettore Zuccheri 20/02/2021

Basket  - costruire una squadra professionista

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Basket  - costruire una squadra professionista

 

Costruire una squadra è un’operazione difficilissima perché occorre conoscere l’uomo, prima della tecnica e delle altre componenti.

Quindi bisogna avere le idee chiare sul tipo di giocatore che si vuole allenare a prescindere dalla sua destrezza e fisicità. Penso che tutti siano d’accorso sulla "disponibilità".

Cosa voglio dire? Quando Dan Peterson si rese conto che Terry Driscoll era un Pivot troppo piccolo, non disegnò nessun schema per lui, ma Terry faceva 20Pt. a rimbalzo d’attacco. Sorprendendo lo stesso Dan. Avete compreso cosa intendo per disponibilità?

Va da sé che le caratteristiche psicologiche sono prioritarie nella considerazione di chi ha il compito della costruzione. Poi controlliamo le capacità fisiche in quanto senza fisicità non si va da nessuna parte, ma per fisicità non intendo l’altezza che è una caratteristica morfologica, descrittiva. Va considerata come un dono che arricchisce, a parità delle componenti fisiche da considerare: velocità, coordinazione, resistenza e forza.

E la tecnica? È l’ultima ruota del carro che però ha un valore straordinario in presenza delle altre componenti. Cosa si intende per tecnica? Non quella dentro un ruolo “specializzato” per un gioco a conduzione gerarchica, che è una limitazione per la squadra. Se tutti sanno fare tutto, la squadra avrà un rendimento più alto e la scelta del gioco è infinita.

Va da sé che le squadre non si costruiscono come si è sempre fatto nel passato, ma seguendo lo spirito dell’evoluzione del gioco. I ruoli spariscono perché tutti i giocatori devono sapere “condurre” il gioco come playmaker e saper giocare “spalle a canestro” come un “Pivot” oppure, come un “Ragno” che va in mezzo alla ragnatela dei passaggi per guidare, gestire, il gioco.

Si può seguire la corrente, nella costruzione, fare cioè come fanno tutti, ma anche imitare i “salmoni”. Andare controcorrente si può finire nella bocca dell’orso di montagna, oppure per un allenatore prendersi un bel raffreddore, ma anche evitare i rischi con l’abilità dell’esperienza.

Ci possono essere molti risvolti positivi e sorprendenti nell’essere divergenti perché anche l’imprevedibilità fa vincere una squadra. Può essere psicologica, fisica e tecnica.

“Scelgo giocatori adatti al mio sistema di gioco”, affermava tempo fa un noto allenatore, facendo pensare che la squadra la componeva lui stesso partendo dalla tecnica. Non potete pensare, comunque, che questo grande Coach tralasciasse gli altri punti ovvero l’aspetto fisico e psicologico.

Il Mio sistema di gioco? Questo significa che si può e si deve giocare in modo diverso dagli altri e, fin dalla composizione, costruzione della squadra si può pensare di avere già l’idea come riferimento.

Non pensate che sia più difficile vincere, andando controcorrente. Anzi, è vero tutto il contrario. Infatti, molti allenatori, hanno troppi pregiudizi su certi aspetti tecnici e seguono solo quello che fanno gli altri pensando sia la “via” da percorrere.

Non è così. Il pregiudizio è contro la verità che definisce il basket come “Sport di situazioni” ed è contro tutte le situazioni che bisogna saper giocare, facendo e conoscendo tutto e non solo una parte del gioco.

“Se vuoi galleggiare segui la corrente, ma se vuoi vincere fai come i salmoni, vai controcorrente”. E l’orso con la bocca aperta? Sai che è li che aspetta, devi imparare ad evitarlo. Non volare troppo alto, stai con le pinne “basse” e cambia spesso l’altezza del tuo volo”.

 

Ettore Zuccheri

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