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Basket | Giovanili

Basket , la Bibbia del Basket

Di Ettore Zuccheri

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15/10/2021

Basket , la Bibbia del Basket

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Dopo aver letto il libro (l’ombra del vento) del povero Calos Ruiz Zafon sono andato alla vecchia biblioteca di Budrio dove giacciono, dimenticati, molti libri di Basket e ho trovato un grosso volume pieno di polvere. Tolto lo strato che m’impediva di leggere, mi ha incuriosito il titolo e suo significato.

“Bibbia del Basket”, era scritto sotto la polvere con caratteri scarlatti, una vera sorpresa. Allora esiste veramente, mi sono detto!!!” Nell’indice degli argomenti, però, non ho trovato nulla e anche le pagine del grosso libro erano bianche.

Mi sono svegliato per l’emozione perché ho compreso il messaggio. Nessuno è depositario della verità su come si allena, il pensiero unico che ha “sponsorizzato” il metodo “analitico” con “progressione didattica”, è stato un danno per tutto il movimento durato 50 anni.

Come abbiamo fatto a non comprenderlo prima? Un vero enigma, troppo difficile da risolvere quando si è giovani. Bisognerebbe nascere col sacco pieno di conoscenze, invece è vuoto. Ci vorrebbe una grande cultura scientifica, non basta l’esperienza praticata sul campo per comprendere che gli errori sono importanti. Bisogna commetterli per apprendere l’auto correzione, l’autovalutazione fino ad essere autonomi. È l’insegnamento della Natura.

Lo diceva sempre anche il grande Alberto Bucci, ma non solo. Con lui lo sottolineava il maestro e collega Giorgio Bernardi. La progressione didattica diventerà una “ossessione didattica”, lui che invece predicava l’autonomia.

Infine, le parole di Kresimir Cosic sono sempre una grande sentenza, una mazzata per un allenatore delle giovanili che non “educa”, non tira fuori ma butta dentro. “Giocatore, allenatore dipendente, tristo che puzza”.

La Bibbia del sogno è un invito per tutti a scrivere procedendo con le proprie idee per combattere il “pensiero unico” che ha fatto smettere di pensare creando una dipendenza come fosse depositario della verità. Ha invece spostato la centralità dei bisogni del ragazzo con quelli dell’allenatore, diventato professionista. Scrivere le proprie idee. Bisogna fare esperienze consapevoli, riempendo le pagine bianche con quelle in cui si crede, le proprie.

Attenzione però! Si scrive solo per sé stessi e la propria idea serve solo a far pensare. Personali commenti che non possono essere interpretati come verità, perché vale solo per la propria squadra, diversa dalle altre. Nel basket ogni anno si allenano ragazzi diversi e differente è il modo con cui vanno fatti crescere dal pdv psicologico, fisico e tecnico. Anche gli strumenti non sono gli stessi perché oltre al metodo “Analitico” esiste il “Globale” e , naturalmente, il “Misto”.

Differente è anche lo scopo per cui si allena. Si può farlo per sé stessi e il professionismo dell’allenatore delle giovanili può portare a questo. Noi pensiamo che allenare abbia un “valore” quando il ragazzo, tutti i ragazzi, rappresentano il target delle nostre intenzioni, non solo i migliori che producono business. Ci interessa il basket nella scuola primaria, usato come mezzo e non come scopo. Indirizziamo le nostre energie verso l’inizio del percorso con gli Under.13. Quali sono le idee per farli diventare più forti?

Innanzitutto, non bisogna specializzarli per poi avere una veloce vittoria di Pirro, una illusione che non raggiunge nessun traguardo. Un danno per il ragazzo che subirà presto la legge di Peter. Cerchiamo, facciamo in modo che le idee siano sempre valide per il bene più grande, ovvero far conoscere a tutti il gioco e non solo una parte dello stesso. Tutti playmaker, l’avete già sentito dire? Si può fare.

Scriviamo la nostra Bibbia personale con pagine di un colore diverso per ogni squadra che alleniamo proprio perché, a giocatori diversi, corrisponde una differente tipologia di allenamento e gioco. Come già detto, la chiave è “tutti playmaker” e per riuscirci occorre cambiare il metodo di allenamento.

Cominciamo con quello “Globale”, ovvero giocare 5c5, costruito coi suoi “principi”. Poi alleniamo i fondamentali a loro corrispondenti, dove il “Tiro” migliora la sua importanza e pericolosità col rimbalzo annesso, diventando un “principio di gioco”. E il tiro da 3Pt.? Nessun problema se, dopo il tiro, si va a rimbalzo.

Come detto, tutto questo si realizza con un “Metodo” e un “Sistema di Gioco” completato dai relativi fondamentali, cominciando a scegliere quelli che ci fanno raggiungere gli scopi. Passaggio e Movimento, Tiro-Rimbalzo, attaccando in palleggio “protetto”, ma come “finto attacco”. Il ball-handling? Dai 6 ai 11 anni. Con gli Under.13, palleggio “protetto”.

Il tipo di gioco 5c5 non può essere sempre lo stesso perché la scala didattica prevede la salita che parte dal basso, si cambia dopo la conquista di un gradino, perchè l’orizzonte che si osserva salendo fa cambiare le mete.

E il primo gradino non può essere quello copiato dai professionisti, ma basato sui principi di gioco dove “leggi la difesa” è prioritario su tutti. Il secondo? Occupare gli spazi attaccando quelli liberi, con palla, senza la stessa e a rimbalzo. Come? Con quello che ognuno degli Under.13 sa fare, buono o scarso che sia, ma quello delle proprie capacità, ora impegnate a conoscere il gioco, organizzandolo per gli altri.

“Riccardo, prima del periodo “Under”, per capacità psicologiche-fisiche e tecniche, sembrava destinato a giocare playmaker, poi la crescita fisica l’ha fatta spostare tra i più alti, quindi subito inquadrato nel ruolo di Pivot-Ala”. Drammatico per il ragazzo, molto proficuo per l’allenatore. Una scelta per il rendimento della squadra, propedeutica per il futuro del Coach e non per quello del ragazzo. Niente da ridire… perché si può scegliere pensando che sia anche il miglior modo per vincere ed è per vincere che si gioca. Tuttavia…

“Riccardo, per le sue capacità avrebbe potuto giocare Playmaker ad altissimo livello, comunque come esterno, e solo saltuariamente interno. La specializzazione gli ha rovinato il futuro”. Giocare tutti playmaker cominciando con gli Under.13 è la strada che indichiamo per il futuro del ragazzo”. L'abbiamo scritto sulla nostra personale Bibbia.

 

Ettore Zuccheri

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