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Calcio

La favola dell’Urania

Di Walter Marzocchi

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24/02/2024

La favola dell’Urania

Urania 1973-74 (foto Walter Marzocchi)

La favola dell’Urania

Storia romantica di una meteora e di un’impresa fantastica

 

Molti dei nostri lettori, o forse tutti, non avranno mai sentito parlare della S.S. Urania, ma proprio nei giorni scorsi è stato celebrato il cinquantenario di un’impresa incredibile, ma andiamo con ordine. Personalmente non ho mai giocato nell’Urania, ma parlerò in prima persona perchè io c’ero e mi sento coinvolto.

E’ la primavera del 1973, Stefano Cervellati e Demetrio Cassarini decidono di mettere in campo una squadra di calcio. Affiliazione al CSI, reclutamento di alcuni ragazzi della zona classe 1957-’58-’59 (Allievi) e partecipazione ad un torneo con poca fortuna anche perché si tratta di una competizione per categorie Juniores. Si comincia ad allargare e a migliorare la rosa in vista del campionato successivo. “Se avete degli amici che hanno voglia di giocare portateli che li proviamo” e la rosa prende forma grazie agli amici ed alle conoscenze nate al torneo dei Giardini Margherita. L’allenatore è il macellaio. Non è facile fare l’allenatore, non c’è neppure il campo di allenamento. Le risorse sono poche e nessuno ci prende seriamente. I ragazzi si allenano nei campetti o ai Giardini Margherita giocando con gli amici e a settembre si comincia a fare sul serio. Io non sono bravo a giocare, ma amo il calcio e voglio stare con i miei amici, mi invento fotografo, inizio proprio così, con la Voigtlander di mio padre seduto dietro la porta all’Alberto Mario. Premetto che l’Alberto Mario è un lusso, a volte si gioca al Bitone (chi ci ha giocato sa di cosa parlo), alle Due Madonne, al campo della Chiesa di via Bellaria.

Le maglie sono bianche con la banda diagonale rossoblù e la scritta URANIA ricamata, oppure bianche con il colletto rosso e, a fine partita, ognuno se la porta a casa per farla lavare. Ad un certo punto della stagione arriva un omaggio tramite le conoscenze di uno dei dirigenti: l’Ascoli Calcio nella persona del Presidentissimo Costantino Rozzi ci omaggia di una muta di maglie. E’ a righe bianconere, ma ce ne facciamo una ragione e ce la facciamo piacere.

Le scarpette colorate non esistono, sono tutte nere, al massimo hanno il logo (bianco) del produttore e quando si rompono non si buttano, si portano da Bruno Gherardi, il calzolaio di via Azzurra. Oltre a riparare suole e tacchi nelle scarpe delle signore, Gherardi, da vero artigiano (di un tempo che fu) le scarpe le fa, anche per giocatori di serie A.

E’ l’autunno del 1973, il periodo dell’austerity, la domenica spesso ci si muove solo in bicicletta, ma il campionato procede, anche se con qualche difficoltà legata appunto ai trasporti. La prima la vinciamo, ma anche la seconda e la terza… si va avanti così fino allo scontro al vertice del 4 novembre con la diretta antagonista favorita per la vittoria finale che, per ironia della sorte, si chiama Nettunia. Un netto 3 a 0 ci sorprende, ma non tanto, sappiamo che sono più forti, ma speravamo lo fossero un po’ meno. Si ricomincia a vincere, non c’è la sosta lunga per le feste di Natale e il 19 gennaio è di nuovo Nettunia. Questa volta ce ne rifila solo due.  L’ultima contro il San Gioacchino rischiamo, ma la pareggiamo 1 a 1 grazie ad un calcio di rigore. Quindi com’è la classifica? Pari e allora si va allo spareggio che si disputa un sabato pomeriggio, anzi non è un sabato qualsiasi, è il 16 febbraio 1974, esattamente 50 anni fa, MAMMA MIA! Il campo è Borgo Panigale, il campo della Chiesa accanto al cimitero. C’è anche un po’ di pubblico, gli avversari sono sicuri di batterci ancora, ma non è così. Finisce 2 a 0 ma per l’Urania. Io non posso mancare e a fine gara festeggio insieme ai ragazzi della squadra. All’uscita dal terreno di gioco, un avversario si rivolge così ad un nostro giocatore che quel giorno era in panchina “se giochiamo questa partita 50 volte, sicuramente 49 le vinciamo noi”. Brillante risposta del nostro giocatore “è possibile, ma quella che vinciamo noi è la finale”. Un grande!

Urania quindi campione provinciale CSI e la favola è finita? Neanche per sogno. In aprile inizia la fase regionale. Primo turno ad Altedo contro una compagine ferrarese, vinciamo! Poi all’Alberto Mario contro la prima della provincia di Ravenna, vinciamo! Semifinale a Reggio Emilia contro una squadra di Parma, finisce 0 a 0, i rigori ci condannano, si vedono delle lacrime, poi ci pensiamo “ragazzi, ma siamo arrivati terzi in Emilia Romagna, un’impresa fantastica”

A fine stagione alcuni ragazzi escono dalla categoria Allievi, altri prendono strade diverse, l’impresa non si ripete. Non si deve ripetere, deve restare unica. I dirigenti e alcuni giocatori entrano a far parte del Nettunia e tutto finisce. Ma ecco che Franco Cervellati mette insieme di nuovo l’Urania-band. Purtroppo qualcuno non c’è più, c’è chi è via a seguire Bologna FC in trasferta a Roma, uno solo non viene rintracciato, tutti gli altri si sono radunati il 17 febbraio 2024, a distanza di 50 anni e io ancora a far loro le foto, esattamente come 50 anni fa.

Sembra veramente una favola, ma giuro che è tutto vero!

 

Walter Marzocchi

 

P.S. per chi volesse saperne di più sull’Urania e su altre storie “Cose di un altro calcio” di Franco Cervellati, uno dei protagonisti di quel fantastico campionato.

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