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Calcio

Cosa hanno in comune la psicologia e il calcio?

09/10/2019


Cosa hanno in comune la psicologia e il calcio?

Cosa hanno in comune la psicologia e il calcio? Qualcuno direbbe poco, forse.

Molto si è parlato delle tante pressioni che ci sono intorno ai ragazzi e del problema di molte scuole calcio che promuovono troppa competitività anche tra ragazzini giovanissimi. Come dare quindi la giusta direzione?

Da un po’ di tempo alcune scuole calcio hanno avviato un progetto in collaborazione proprio con psicologici per indirizzare allenatori, genitori e i bambini stessi verso una crescita efficace del piccolo atleta senza traumi ma soprattutto volto a trasmettere un concetto sano ed equilibrato dello sport.

Un ottima alleata in questo percorso è sicuramente l’ospite di oggi, la #PSICOLOGA e #PSICOTERAPEUTA : Isabella Gasperini.

 

Isabella Gasperini psicologa e psicoterapeuta che si occupa da diversi anni del rapporto tra bambini e sport, proponendo a istruttori e genitori strategie di intervento volte esaltare il ruolo attivo che assumono entrambi nella crescita del piccolo giocatore. Autrice di diverse pubblicazioni in materia ha scritto: “ Crescere e divertirsi con lo sport. Come aiutare i bambini a vivere meglio senza diventare campioni. Scuola calcio e spunti di riflessione e utili risposte della psicologia direttamente dal rettangolo verde “.

 

La psicologia dello sport, in che consiste e con chi lavora principalmente?

 

“ La psicologia dello sport è una disciplina che volge a sostenere gli atleti per incrementare le loro abilità attraverso la preparazione mentale, esaltando la concentrazione e l’attenzione, la gestione dello stress, dell’ansia al fine di mantenere integra la motivazione. Questa disciplina applicata nei contesti in cui lo sport è praticato da bambini e preadolescenti, assume una connotazione un po’ diversa. Lo scopo è psicopedagogico e anziché lavorare sugli atleti, lo psicologo dello sport si concentra sulla formazione e sulla supervisione degli adulti che ruotano attorno ai bambini ovvero gli istruttori e i genitori. “

 

Ha fatto riferimento alla figura del genitore come elemento chiave della vita sportiva del bambino. A proposito chiediamo: come si comportano i genitori con i propri figli e gli istruttori? Mantengono i loro ruoli oppure li sovrastano?

 

“I genitori assumono atteggiamenti diversi in virtù del loro modo di vedere e vivere il proprio figlio. Il genitore realizzato nella propria vita , capace di rapportarsi a se stesso in modo positivo, e capace di trovare nella quotidianità uno spazio personale dove realizzarsi ( la pratica di uno sport, un lavoro soddisfacente, ecc) vive il figlio nella sua individualità e e si preoccupa in primis che sia sereno e si diverta. In questo ambito il mister viene rispettato nella sua valenza educativa e il genitore riesce a delegare con fiducia a lui la gestione del proprio figlio nelle ore in cui si allena. I genitori che convivono con un vissuto di se frustrante invece, a causa di problemi o insoddisfazioni che pesano sulla loro serenità, vivono il figlio come una seconda possibilità di riscatto, dopo che la propria ha volto verso un fallimento delle attese.

In questo secondo caso i genitori invadono il campo che appartiene alla relazione bambino - mister e vivono spesso lo sport dei bambini come lo sport degli adulti che seguono in tv. Atteggiamento molto pericoloso perché così si perde la percezione del bambino in virtù dei #SUOI bisogni e non dei propri. “

 

Parlando dei mister, secondo lei è giusto che sia visto come un punto di riferimento e una guida? Come lo vedono i bambini?

 

“Per i bambini il mister è una figura idealizzata dove si identificano. Una sorta di Superman, per i più grandicelli una figura parentale da cui si aspettano gratificazioni, in quanto sentono spesso di voler bene e non vogliono deluderlo. È un rapporto prezioso per i giovani atleti e a volte i genitori senza rendersene conto ostacolano questo processo, con i loro giudizi mettendo in discussione la figura del mister e così i bambini vanno in tilt. “

 

Quindi per favorire l’autonomia del bambino, dovrebbe essere aiutato, oppure far sì che superi le proprie difficoltà della vita e dello sport da solo?

 

“ lo sport è un grande maestro di vita. Lo sport è emozione ma anche frustrazione: non solo perché consente di vivere la sconfitta ma perché il bambino lo pratica in assenza dei genitori al suo fianco. In tal caso è costretto a trovare dentro di se le possibili opportunità di “ sopravvivenza “ a le difficoltà. In realtà però noi psicologi che lavoriamo nei contesti dove ci sono bambini non li lasciamo interamente da soli.

Gestiamo le problematiche coordinandoci con i genitori e istruttori ma “ dietro le quinte “. Organizziamo abitualmente incontri formativi sia rivolti ai mister che ai genitori per prevedere le eventuali problematiche e farli trovare pronti se qualcosa non dovesse andare. “

 

Un ultima domanda prima di lasciarla ai suoi tanti impegni , chi vince nello sport?

 

“ ti rispondo con una esperienza vissuta: la scorsa stagione c’era un ragazzo che rimaneva più esile dei suoi compagni di squadra che già avevano sviluppato una prestanza fisica più adulta. Questo ragazzo nonostante non giocasse mai una partita ha continuato sempre ad allenarsi come se dovesse giocare gli 80 minuti interi. Non si è mai scoraggiato e gli altri compagni lo hanno sempre sostenuto e mai messo da parte o sminuito come a volte purtroppo succede. All’ultima partita di campionato mentre lui si riscaldava a bordo campo insieme a quelli se sarebbero dovuti entrare, il mister si gira e gli fa proprio cenno di entrare in campo! Alessandro entra e dopo vari passaggi riesce a fare gol, Immagina la gioia che ha provato! Tutti intorno a lui sono esplosi! Questo per dire che il talento si nasconde dietro le pieghe dell’anima degli invincibili che nonostante le avversità non hanno esitazioni e credono in se stessi imperterriti. Ecco chi vince. “

 

🖍 Valentina Triccoli

tratto da Il mio Calcio di Paolino Giampaoli



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