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Calcio

Tagliavini (Folgore Rubiera) "La stagione agonistica 2020/2021 andrà ripensata, in tutti i sensi"

Dopo questa emergenza lo sport dilettantistico avrà un enorme valore sociale, e la politica deve rendersene conto"

27/03/2020


Tagliavini (Folgore Rubiera) "La stagione agonistica 2020/2021 andrà ripensata, in tutti i sensi"

"Senza dubbio le società avranno bisogno di incentivi da parte dello Stato, ma anche di una semplificazione delle procedure fiscali. Inoltre bisognerà tornare a giocare per pura passione, quindi gratis o quasi: è necessario che giocatori e allenatori entrino in quest'ordine di idee". Il ds della Folgore Rubiera San Fao si sofferma pure su sanità ed economia generale

 

Sport, ma non solo: il nuovo editoriale di Fabrizio Tagliavini, ds della Folgore Rubiera San Fao, tocca orizzonti che vanno ben oltre le tematiche inerenti il mondo del calcio.

 

"Nonostante la difficile situazione che stiamo vivendo, approfitto dell'uscita del nostro giornalino per fare a tutti con largo anticipo i migliori auguri di Buona Pasqua!

 

Detto questo vorrei tornare sui nostri argomenti, allargando il discorso a temi vicini e che si incrociano con il calcio.

Il Coronavirus ha stravolto il mondo, toccando ogni aspetto della vita: noi persone di calcio non abbiamo il paraocchi, e quindi possiamo dire la nostra anche su argomenti diversi.

Ci sono tuttavia aspetti che lascio a chi ha le giuste conoscenze in materia: sociologia, psicologia, pedagogia, filosofia, religione... Siccome che non sono un tuttologo (come purtroppo ce ne sono tanti), ho scelto di soffermarmi su tre specifici argomenti e sul legame che li accomuna:

- sanità e salute

- economia e politica (solo alcuni dettagli)

- sport e calcio

 

Quando c’è un problema, bisogna innanzitutto risolverlo: è necessario fare delle scale di valori e delle gerarchie, per poi agire. Come avviene per i problemi lavorativi, familiari e di ogni altro genere, si devono portare avanti delle azioni a breve, medio e lungo termine.

 

Queste le cose da fare a breve:

 

- Curare tutti gli ammalati ed evitare nuovi contagi, seguendo con le misure adottate e/o altre che fossero necessarie in base ai consigli dei virologi

 

- Dare priorità a tutti i medici, infermieri e personale indispensabile per il funzionamento dei servizi vitali

 

- Fare in modo che tutti possano fare la spesa, ovvero mettere in circolazione denaro a disposizione dei più deboli

 

- Scordarsi dello sport, a tutti i livelli: le uniche eccezioni sono rappresentate dalle attività motorie svolte a casa, e dai dibattiti utili a passare il tempo

 

- Medici sportivi, massaggiatori, e più in generale tutti i giovani si devono adoperare per dare una mano alla sanità con il volontariato, impegnandosi in associazioni come ad esempio Croce Rossa o Avis: tra poco ce ne sarà grande bisogno.

 

Cose da fare nel medio termine:

 

- Utilizzare tutti gli aiuti che ci può dare l’elettronica per isolare il virus (vedi il caso della Sudcorea)

 

- Spingere al massimo gli investimenti per il vaccino, per i medicinali che guariscano i malati, per le macchine e i dispositivi di protezione individuale

 

- Isolare i malati a casa e curarli adeguatamente tutti, nessuno escluso

 

- Fare in modo che il mondo del lavoro eviti di entrare in una spirale in cui nessuno più si sente in dovere di pagare

 

- Chi ha difficoltà deve avere i soldi dalle banche, con lo stato come garante

 

- Pene pesantissime per chi tenta di approfittare della situazione

 

- Incentivare al massimo il lavoro da casa, anche per il futuro

 

- I dirigenti dello sport (Figc per il calcio) devono cominciare a fare ipotesi su come finire la stagione coinvolgendo gli addetti ai lavori

 

- Va poi ripensata la stagione agonistica 2020/2021, in tutti i sensi: la politica deve capire l'enorme valore sociale che lo sport dilettantistico avrà quando questa emergenza sarà finalmente finita

 

- Il calcio professionistico non ha niente a che fare con il mondo dei dilettanti: quindi serve anche un'attenzione particolare per tutti quelli che non sono nè l'uno nè l’altro (molti atleti di serie D non sono professionisti, ma non hanno un altro lavoro all'infuori del calcio….)

 

Cose da fare nel lungo termine:

 

- Ripensare tutta la sanità, tenendo ben presente l'importanza delle strutture e del personale che lavorano nel settore pubblico. Tagli assurdi hanno provocato gravi danni, così come la presenza di troppi manager e funzionari a fronte di poco personale operativo

 

- Ridare valore e mezzi ai medici di famiglia, partendo proprio da queste esperienze

 

- Stabilire chiaramente chi comanda tra Stato, Regioni e Comuni. Inoltre elettronica e ricerca vanno il più possibile incentivate, e la privacy non può diventare un'ossessione

 

- Trovare tutti i modi per agevolare la ripresa economica: le prime mosse sarebbero quelle di ridurre la burocrazia al minimo e di favorire in modo reale gli investimenti

 

- Dilazionare le tasse al limite del possibile, e concedere mutui e finanziamenti agli imprenditori seri

 

- Aiutare tutti quelli che si dovranno reinventare un lavoro (e a mio avviso saranno tanti)

 

- A livello calcistico, credo che sia arrivato il momento di separare chiaramente il mondo dilettantistico da quello professionistico mediante norme precise

 

- Per i dilettanti sarà necessaria una semplificazione delle “procedure”, in modo da rendere le società gestibili come qualche anno fa senza ricorrere a commercialisti o legali: serve chiarezza per pubblicità e sponsorizzazioni

 

- L’agenzia delle Entrate deve avere dal Governo l'ordine di chiudere tutte le pratiche aperte, con accordi al “minimo” possibile per aiutare le società stesse a sopravvivere: in più, i club dovrebbero ricevere degli incentivi 

 

-Tutti i tesserati (giocatori, allenatori etc.) devono entrare nell’ordine di idee che si deve tornare a giocare per passione: quindi gratis, o quasi".



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