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Basket | Giovanili

Basket Under 13, noi ricominceremo così

23/05/2021


Basket Under 13, noi ricominceremo così

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Basket Under 13, noi ricominceremo così

 

Vogliamo giocare subito 5c5. Prima di farlo dobbiamo chiarire coi ragazzi alcuni concetti che devono interiorizzare per il loro futuro. Ovvero, devono comprendere perché vogliamo il rimbalzo dopo il tiro, l’importanza di muoversi senza la palla, la necessità di sapere passare e ricevere in movimento. Quindi:

• Tiro-rimbalzo a coppie;

• Muoversi senza palla;

• Passare e muoversi con la palla, con ricezione della stessa in movimento.

Un avviamento all’allenamento che dura 15’-30’, prima del 5c5 per l'attacco, che occupa la prima parte della pratica . Muoversi senza palla come concetto di squadra ovvero cominciare a correre, insieme, ma con uno scopo.

Sviluppiamo così un principio della psicomotricità di gruppo dove imparano ad occupare gli spazi di gioco, rispettando quello degli altri. Partiamo da sotto canestro: Stretti-Larghi, ovvero “Ammassati, poi Larghi come una Croce per tornare Ammassati”, dove lo scopo è la conoscenza della strada da percorrere nel caos. Si può variare il tipo di corsa (vedi fig.).

Sottolineiamo. Partono stretti, ammassati, per allargarsi e fare movimenti estesi a tutti col lo scopo comune, ovvero andare negli spazi del gioco per l’abitudine ad attaccare poi quelli lasciati liberi appositamente, seguendo i principi di gioco.

Avremo una occupazione degli spazi per 2”. Bastano per dare uno sguardo globale e comprendere la situazione che cambia continuamente. Muoversi negli spazi della “croce”, che sono cinque, per poi attaccare, giocando 5c5, quelli lasciati liberi. Devono abituarsi a rispettare lo spazio del compagno.

Usiamo un repertorio di parole criptate per una comunicazione possibile anche in gara e accordarsi per sviluppare le mete comuni: “Il Santo” è sotto l’anello mentre “L’isola della salvezza” è a metà campo. Sono le due posizioni più importanti. Poi, abbiamo il “Ragno” centrale e “Dina”, ovvero le due posizioni laterali. Ogni termine ha un preciso significato tecnico.

L’allenatore dice: “Siamo sotto l’anello, nella posizione del “santo” e vogliamo occupare le posizioni di una “croce”. Bisogna conquistare lo spazio “fronteggiando”, contare fino a due, segnalando che si vuole ricevere palla e “come”, poi ritornare al punto di partenza”. Vietato fermarsi in una posizione perché favorisce la difesa. Con due canestri, lavorano contemporaneamente 10 ragazzi. Col terzo canestro a metà campo, 15.

Se inseriamo la palla, lo scopo "psicomotorio di gruppo" viene raggiunto con la treccia a 5 (vedi Fig.). Tre passaggi e deposito della palla dentro l’isola della salvezza.

Mentre il compagno più vicino raccoglie la palla, gli altri si sistemano nella “Croce”, ma per iniziare subito il movimento verso la posizione del “Santo” perché, senza palla è quella la metà dell’attaccante. Il “Santo” è pericoloso per la difesa e da quello spazio si “vede” chiaramente la situazione, prima di muoversi.

Dopo un passaggio, con ricezione avvenuta rigorosamente in movimento, bisogna attaccare subito in palleggio e finire l’azione, leggendo la difesa.

Questo principio è fondamentale per far apprendere il gioco e la soluzione per il suo apprendimento è l’idea del “finto attacco”. La finta, in ogni sua manifestazione, è un fondamentale come gli altri perché bisogna essere pronti a fare quello che si era fintato.

Se l’azione finale è eseguita col tiro da fuori area bisogna andare rigorosamente a rimbalzo. L’alibi di non andarci per favorire l’equilibrio difensivo o perché non lo fa nessuno è in verità espressione di cattiva conoscenza del basket.

 

Ettore Zuccheri