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Eleonora Magaddino, esempio e forza della natura.

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29/04/2026

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Eleonora Magaddino, esempio e forza della natura. 

L'icona della pallacanestro - e punto di riferimento a tutto tondo - ci racconta e ci trasmette la sua meravigliosa esperienza, con un ricordo speciale verso Parma.

Anno di nascita:  "21/04/1975."

Ruolo in campo:  "play/guardia."

Quando è nata la tua passione per il basket? 

"La mia passione per il basket è nata prestissimo, quasi in modo naturale. Avevo solo cinque anni quando ho iniziato con il minibasket ed è stato subito amore a prima vista. Per qualche anno ho coltivato anche altre discipline, come ciclismo, atletica e tennis tavolo, ma dentro di me il basket aveva già preso un posto speciale. La vera consapevolezza è arrivata a 14 anni, quando ho scelto di dedicarmi completamente a questo sport: non è stata solo una decisione, ma una presa di coscienza di ciò che volevo davvero. Da quel momento il basket è diventato parte integrante della mia vita."

Che cosa ha rappresentato e che cosa rappresenta, per te, questo sport? 

"Per me il basket è stato molto più di uno sport: è stata una vera scuola di vita. Mi ha insegnato ad affrontare le difficoltà, non solo in campo ma anche nelle relazioni, e mi ha dato l’opportunità di costruire legami autentici, alcuni dei quali durano ancora oggi. Attraverso le vittorie ho imparato la soddisfazione del lavoro di squadra, mentre dalle sconfitte ho tratto la forza per rialzarmi e migliorare. Oggi il basket rappresenta qualcosa di altrettanto importante, ma con uno sguardo diverso: è un mezzo per restituire ciò che ho ricevuto. È l’occasione di trasmettere la mia esperienza alle nuove generazioni, di accompagnarle nella loro crescita non solo sportiva ma anche umana, offrendo loro un’opportunità e, magari, gli stessi strumenti che hanno aiutato me a diventare la persona che sono."

Quali le emozioni? 

"C’è un momento, nel basket, che per me racchiude tutto: il suono della palla che rimbalza in palestra prima di una partita, quando ancora è tutto da scrivere. È lì che sento un’emozione difficile da spiegare, un misto di tensione, entusiasmo e appartenenza. In quell’istante non sei mai davvero sola: senti la squadra, il lavoro fatto insieme, i sacrifici, le risate. E capisci che, comunque vada, quel momento vale già tutto."

Che giocatrice eri? 

"Ero una giocatrice molto intensa in difesa: mettevo grande pressione, cercavo di anticipare le linee di passaggio e di trasformare ogni pallone recuperato in un’occasione. In transizione davo il meglio di me, correvo il campo velocemente e spesso potevo finalizzare in prima persona o innescare le compagne. In attacco sapevo attaccare il ferro con decisione e, quando avevo spazio, il tiro da tre punti era una delle mie armi più affidabili e incisive."

Pregi e difetti in campo?

“In campo i miei pregi sono la generosità e l’aggressività agonistica. Sono veloce, determinata e cerco di essere precisa in quello che faccio.

I miei difetti, invece, sono la testardaggine: a volte faccio fatica a lasciar andare le sconfitte e tendo a ricordarle troppo a lungo. Inoltre, non sempre accetto facilmente gli errori e pretendo molto da me stessa.”

Ora di che ti occupi nel basket e a tutto tondo? Chi alleni e che allenatrice ti reputi? Che cosa trasmetti?

"Oggi mi occupo di educazione e sport, cercando di farli convivere ogni giorno. Sono insegnante di sostegno nella scuola primaria e, parallelamente, porto avanti progetti di minibasket: due mondi diversi, ma per me profondamente collegati."

Da quanti anni alleni? 

"Alleno da circa 25 anni."

Chi alleni e che allenatrice ti reputi? 

"Alleno nel settore giovanile e mi definisco un’allenatrice esigente, soprattutto sul rispetto delle regole e del gruppo, perché sono convinta che la squadra venga sempre prima del singolo."

Che cosa trasmetti? 

"Nel mio lavoro cerco di trasmettere i valori che lo sport mi ha insegnato: impegno, rispetto e spirito di squadra. Non è un percorso semplice, perché spesso si costruisce molto senza vedere risultati immediati. Però credo che ogni esperienza lasci un segno e che ogni seme, prima o poi, trovi il suo tempo per crescere. La mia motivazione più grande è sapere di aver dato ai giovani un’opportunità autentica di crescita, senza secondi fini. Anche se i risultati magari si vedranno più avanti o attraverso altri, sono certa che col tempo sapranno riconoscere il valore di ciò che abbiamo condiviso insieme."

La tua carriera giocata?

"Ho giocato 18 anni in serie A tra Reggio Emilia, Parma, Rovereto, Vicenza, Cagliari, Pontedera, Viterbo e San Bonifacio."

I tuoi ricordi e la tua esperienza a Parma? 

"Tra le esperienze più significative della mia carriera ci sono la vittoria dello Scudetto, della Coppa Ronchetti e di due Coppe Italia, oltre al terzo posto alle Final Four di Eurolega con Parma."

I tuoi ricordi e la tua esperienza nella città Ducale? Ci parli di quell’esperienza?

"I miei ricordi e la mia esperienza a Parma sono legati a momenti davvero indimenticabili, sia a livello umano che sportivo. È un’esperienza che va oltre il risultato sportivo. Tutti i traguardi che abbiamo raggiunto sono nati non solo dal talento, ma soprattutto dalla forza del gruppo.

Abbiamo vissuto successi importanti, come la vittoria di due Coppe Italia e la conquista della Coppa Ronchetti alle Gran Canarie, in una trasferta difficile e in un palazzetto pieno di tifosi avversari. In quell’occasione siamo riusciti a ribaltare ogni pronostico che ci vedeva sfavorite, sostenute anche da un gruppo di tifosi arrivati da Parma che non ci ha mai lasciate sole.

Un altro traguardo significativo è stato il bronzo alle Final Four di Eurolega a Valenciennes, un risultato che ha confermato il nostro valore anche a livello internazionale.

Il punto più alto, però, è stato senza dubbio lo scudetto vinto a Parma. È lì che tutto ha trovato un senso: anni di sacrifici, rinunce e lavoro silenzioso si sono trasformati in qualcosa di concreto, visibile e indiscutibile."

Quanto è stata importante e che cosa ti ha lasciato quell'esperienza?

"In quell’istante ho capito davvero di aver realizzato il sogno che inseguivo fin da bambina, anche quando attorno c’erano dubbi e scetticismo. Una gioia piena, intensa, quasi difficile da contenere, ma anche accompagnata da una consapevolezza profonda: non solo di aver vinto, ma di essere cresciuta. Di essere diventata una sportiva più completa e, soprattutto, una persona più forte e consapevole del proprio valore. È stato un punto di arrivo, ma allo stesso tempo un nuovo inizio."

Un pensiero meraviglioso

"Sono onorata e orgogliosa di partecipare al 25° anniversario (il 30 Maggio 2026 presso il PalaCiti di Parma) della vittoria dello scudetto del Basket Parma. È una grande gioia poter rivedere e riabbracciare le mie ex compagne di squadra, con cui ho condiviso un percorso fatto di emozioni e momenti che resteranno per sempre nella mia memoria e nel mio cuore. Spero di ritrovare anche i nostri storici tifosi, che ci hanno sempre sostenuto con passione e che sono stati, a tutti gli effetti, il nostro sesto uomo in campo."

Non è tutto

"Mi auguro, inoltre, che ci siano tanti tifosi e giovani atleti, ai quali poter raccontare la nostra esperienza, affinché possa essere uno stimolo e un esempio positivo per le nuove generazioni."

In conclusione, il motto di Eleonora Magaddino che rispecchia tutta la sua grandezza

 “Gioca duro , resta umile, un canestro alla volta."

"Grazie Parma."

 

Enrico Ferranti

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